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Pomarico e Pisticci

Pomarico e Pisticci:
una passeggiata nell’entroterra Materano
alla scoperta della Magna Grecia nascosta

PERCORSI IN AUTO E MOTO

Partendo da Borgo San Gaetano, la prima tappa è Pomarico Vecchio dove sorge, su un pianoro a 415 metri sul livello del mare, un sito, di circa tre ettari, individuato come Pomarico Vecchio. Si tratta di un insediamento collocabile nel tempo a partire dal VI sec. A.C. e sino al III sec. A.C. Scavi archeologici ed indagini effettuate dal 1989 al 1996 hanno portato alla luce tracce di ampie costruzioni e molti reperti archeologici, quali anfore in ceramica arcaica, vasellame da mensa, da fuoco e da mescita, oltre che monili, monete e reperti metallici. Alcuni saggi di scavi hanno rilevato tre diversi strati di cenere, a diverse profondità, da cui si evince che Pomarico Vecchio fu arsa più volte. Da vedere i resti del castello, i seicenteschi Palazzo Donnaperna o Marchesale, e la chiesa madre di San Michele Arcangelo, con splendide tele coeve.

Da qui, poi, si procede - sempre per strade interne - alla volta di Pisticci: Il colore delle sue viuzze, bianco, e le tegole rossicce ricordano i piccoli borghi andalusi. La parte più alta e antica di Pisticci è il rione Terravecchia. Da vedere, il castello, la Chiesa Madre, la Chiesetta dell’Annunziata e l’antica porta del paese. Cuore del borgo è Piazza Umberto I. Alle porte del paese, il Castello di San Basilio, nata come masseria fortificata nel VII secolo d.C.

Con una bicicletta, questo percorso porterebbe via una mezza giornata - senza contare pause pranzo e fermate. Con una motocicletta, il percorso sarebbe ideale per una gita fuori porta all'insegna del buon cibo, dei paesaggi incontaminati senza allontanarsi troppo da Borgo.

COME ARRIVARE

Da Borgo San Gaetano seguire la strada provinciale 211 per circa 20 km fino a Pomarico Vecchio. Da qui, rimanendo sempre sulla strada provinciale 211, proseguire in direzione Pisticci Scalo per circa 7 km e poi seguire le indicazioni per Pisticci.

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San Costantino Albanese

Basilicata Arbereshe: San Costantino Albanese

PERCORSI IN AUTO E MOTO

La storia delle comunità italo-albanesi trova la sua più intima identità nelle culture mediterranee. Parliamo di comunità che, nonostante un forte stanziamento nell'entroterra, hanno sempre avuto uno stretto legame con il mare. Oggi, in Italia, registriamo almeno 50 paesi che registrano usi, costumi, lingua, tradizione e storia Arbereshe.

Il bagaglio culturale, ossessivamente conservato e tramandato di generazione in generazione, rappresenta la più autentica chiave di lettura di un processo che attraversa i secoli.
Benché per sua stessa natura la Basilicata risulti figlia di processi etnici, sociali, culturali, politici e storici, le comunità italo-albanesi sono giunte in queste terre con la propria identità giammai da conquistatori o dominatori ma da operosi “ospiti”, integrandosi e influenzando la storia di questa terra.

La presenza albanese in Italia risale al periodo compreso tra il XIII ed il XV sec. I traffici commerciali tra Oriente e Occidente favorivano, infatti, scambi culturali e insediamenti di popolazioni. Ma gli insediamenti albanesi nelle regioni meridionali sono stati causati da migrazioni di soldati, non da profughi o da esuli. Nel XV secolo, infatti, Alfonso d’Aragona, re di Napoli, per contrastare le rivolte dei baroni locali, sollecitate dagli Angioini, fece venire dall’Albania gruppi di mercenari. Da questo momento in poi le migrazioni furono sempre più frequenti. L’ultimo gruppo di albanesi fu guidato da Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe nazionale albanese che aveva arrestato l’avanzata dei Turchi di Maometto II. Perché Scandeberg giunse in Italia? Perché doveva appoggiare militarmente Ferrante, re di Napoli, succeduto ad Alfonso d’Aragona. In cambio, i soldati ottennero terre e proprietà: in virtù di ciò il primo nucleo di albanesi si stabilì definitivamente in Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.

Il percorso sulle tracce della cultura "arbereshe", incastonato all'interno della giornata, si snoderà attraverso alcuni momenti che renderanno San Costantino Albanese un proscenio ideale: un luogo magico, ricco di spunti e suggestioni, di magnifici panorami e luoghi dalla bellezza arcaica e incontaminata.

ETNOMUSEO DELLA CULTURA ARBERESHE

ll museo, ospitato in una palazzina di proprietà comunale situata nel centro storico del paese, è stato preceduto da varie mostre temporanee, tra le quali si segnalano quelle curate dal Gruppo Giovanile “Vatra Jonë”. La collezione, composta da oggetti provenienti dal territorio di San Costantino Albanese e donati dalla popolazione locale, annovera attrezzi del lavoro pastorale e strumenti per la lavorazione del latte, oggetti appartenenti al ciclo della filatura e della tessitura, utensileria domestica e costumi tradizionali arbëreshe. Il museo dispone di un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali, specialmente della surdulina, realizzato in occasione di un progetto all’interno del LEADER II, e di fotografie della prima metà del ‘900 relative alla popolazione locale e alle comunità emigranti. La raccolta è costituita da circa 150 pezzi, tutti catalogati.

CHIESE GRECO ORTODOSSE

Da visitare è la Chiesa Madre dedicata ai Santi Costantino ed Elena. Risale al 1600 e venne costruita secondo il rito latino. Successivamente subì trasformazioni secondo il rito bizantino. Il Santuario della Madonna della Stella, risalente al XVII sec., è edificato su una struttura bizantina risalente al X-XI sec. In onore della Madonna della Stella si organizza la suggestiva festa durante la quale si accendono pupazzi denominati nusazit.

PARCO AVVENTURA

Il Parco Avventura consiste in una serie di attività fisiche all’aperto dove ci si diverte in totale sicurezza, passando da un albero all’altro grazie a piattaforme sospese, cavi d’acciaio, ponti tibetani, tirolesi (carrucole), corde e scale, mettendo alla prova l’equilibrio e la concentrazione insieme a un po’ di esercizio fisico.
Tutti i percorsi sono effettuati indossando un equipaggiamento di sicurezza, composto da imbragatura, corde con moschettoni e dissipatore, carrucola e caschetto. Esso vanta 7 percorsi di varia difficoltà di cui 3 dedicati ai bambini. I percorsi per i ragazzi e gli adulti sono 4, il verde con altezza massima di 4,5 metri da terra, il blu, con pedane ad altezza massima di 5 metri da terra, il rosso, con altezza variabile e con difficoltà medio-alta e il viola formato da sole carrucole tirolesi, lunghe e panoramiche. Inoltre, a servizio del parco, sono stati realizzati due box in legno, uno da utilizzare come reception e un altro dove sono alloggiati i servizi, un’area pic-nic, la segnaletica didascalica e un’area parcheggio. Con i suoi circa 50 atelier (attività), è uno dei più grandi dell’Italia meridionale.

IL VOLO DELL'AQUILA

È una bellissima esperienza che consente di effettuare un volo attraverso l’impianto dedicato costituito da una stazione a valle ed una a monte. Gli ospiti si posizionano a valle, sul veicolo Aquila a quattro posti, corredato di maniglioni e poggiapiedi, dopo essere stati opportunamente imbracati. Il cavo traente trasporta l’Aquila in prossimità della stazione a monte da dove comincia poi, la caduta verso valle, il vero e proprio volo.

DOVE MANGIARE A SAN COSTANTINO

Agriturismo Acacia:
Si trova in Contrada Martorino nel comune di San Costantino Albanese (Pz), a 900 mt s.l.m. nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Pratica agricoltura biologica con ordinamento frutticolo-zootecnico e dispone di 40 Ha di terreni (frutteti, bosco, prati e pascoli). Dispone, altresì, di 18 posti letto in camere singole e doppie con bagno in proprio e in camera, nonchè di ampia zona ristorazioneove vengono offerti anche ai vegetariani piatti tipici locali con prodotti derivanti da agricoltura biologica. Aperto nel 1990, l'agriturismo Acacia è, oggi, una struttura di riferimento nella Val Sarmento.

COME ARRIVARE

Da Borgo San Gaetano, prendere la strada statale 407 Basentana in direzione Metaponto.
Proseguire in direzione Reggio Calabria su strada statale 106 fino allo svincolo strada statale 653 Sinnica, poco dopo Policoro.
Prendere l’uscita Val Sarmento e proseguire in direzione Noepoli.
Infine seguire le indicazioni per San Costantino Albanese.

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Tricarico

Tricarico, il borgo di levante

PERCORSI IN AUTO E MOTO

A qualche chilometro dal nostro Borgo-Albergo è possibile immergersi in antichi sapori orientaleggianti, reminiscenze normanne e forme medievali che si intrecciano dando vita a Tricarico. Una comunità che può vantare luoghi di culto, palazzi signorili, archeologia: numerose testimoniante storico-artistiche che rendono Tricarico una meta da vivere senza fretta, assaporando ogni angolo e dettaglio. Paesaggi incontaminati da godersi in moto o in auto.

LA STORIA

La storia di Tricarico, profondamente segnata dalla dominazione araba, sembra avere inizio intorno all’849, anno in cui risale la prima testimonianza documentata sulla città.
Tra il IX e il X secolo gli arabi si insediano stabilmente nel territorio, imprimendo le loro tracce nel tessuto urbano, come si può notare visitando i rioni Ràbata e Saracena. Seguiranno i bizantini anch’essi molto influenti nella cultura e nelle tradizioni tricaricesi, al punto che le celebrazioni religiose si sono svolte secondo il rito greco fino alla prima metà del ‘200.
Nel 1048 è la volta dei normanni, mentre nel 1080 è Roberto il Guiscardo ad entrare in possesso del feudo. Tricarico apparterrà poi alla famiglia Sanseverino fino al 1605, per divenire, in seguito, feudo di Francesco Pignatelli, duca di Bisaccia e, successivamente, del genovese Alessandro Ferrero. La città apparterrà quindi alla famiglia Revertèra fino alla soppressione della feudalità.

COSA VEDERE

Notevole è la Torre Normanna che faceva parte di un complesso più grande che era il Castello, fino a quando non venne trasformato in convento. Datata IX-X secolo fu riedificata in epoca normanno-sveva. La Torre presenta una bellissima forma cilindrica, disposta su quattro piani e coronata da caditoie.

Il Palazzo Ducale il cui ingresso principale del palazzo è situato su corso Vittorio Veneto ed è facilmente riconoscibile dal doppio portale in pietra con raffigurati gli stemmi Revertera e Pignatelli.
Il palazzo è un ottimo esempio della tipologia delle residenze del centro urbano: conserva un impianto cinquecentesco e sale con soffitti lignei e dipinti del '700. Dall'atrio dell'edificio si può avere una panoramica e splendida vista su tutta la valle.

Il Convento di S. Chiara che sorse con la trasformazione del Castello, nel 1333, in luogo di clausura per fanciulle di alto lignaggio. Si entra all'interno della chiesa attraversando la cappella del Crocifisso, interamente affrescata da Pietro Antonio Ferro. La chiesa presenta un'unica grande aula, restaurata nel 1852: nel soffitto a cassettoni è incastonata una tela del XVI secolo raffigurante l'Assunta. Sugli altari trovano posto una tela con Porziuncola e una con l'Immacolata sempre del Ferro.

La bella Piazza Garibaldi costituisce il cuore della cittadina e si raggiunge percorrendo via Monte che scende fino alla piazza dal convento di S. Chiara. Sulla piazza si innalza il grandioso campanile a vela a due campane della chiesa di S. Francesco, di fondazione duecentesca e costituita da un' unica navata, rifinita da un portale ad arco ogivale in stile romanico pugliesi.

La Chiesa Madre, di impianto romanico, venne restaurata numerose volte sia in facciata sia nell'interno, dove troviamo una Deposizione di Pietro Antonio Ferro, un trittico dipinto su tavola della Madonna col Bambino tra i Ss. Francesco e Antonio, un Trasporto al Sepolcro sempre del Ferro, pannelli di polittico raffiguranti Ss. Francesco e Antonio e l'Annunciazione di Antonio Stabile, un dipinto murale di una Crocifissione e numerose tele attribuite al Ferro.

Il Convento di S. Maria del Carmine venne costruito nel 1605 all'esterno del centro storico. Il chiostro presente è reso suggestivo dai dipinti di Carlo e G.B. Ferro con scene bibliche, nelle lunette con storie dell'ordine carmelitano e nei tondi con i santi carmelitani. La chiesa è composta da un'unica navata e dipinta da Pietro Antonio Ferro con scene della vita della Madonna, scene dal Nuovo Testamento, scene della vita di Cristo, l'Eterno Padre, i Ss. Francesco d'Assisi e Francesco da Paola, i profeti Elia ed Eliseo, una Madonna Assunta, una Madonna del Carmine, posta sull'altare maggiore, e una Crocifissione e santi del 1616.

Da non perdere il Convento di S. Antonio di Padova che originariamente era un bellissimo convento costruito dai Sanseverino nel 1491.La chiesa è costituita da una pianta a due grandi navate dove troviamo dipinti murali raffiguranti una Madonna di Loreto, S. Rocco e S. Sebastiano. Anche il chiostro del convento ospita numerosi dipinti, di notevole bellezza, posti sulle pareti e sulle voltine, realizzati da Ilario da Montalbano e da Giuseppe Sciarra, raffiguranti episodi della vita di S. Antonio di Padova e le storie di S. Francesco e di santi francescani e scene bibliche.

I rioni Saracena e Rabatana: il primo rione digrada verso la sottostante valle sino alla torre Saracena; a sud-est si distende, invece, il secondo rione, il rione Rabatana. Sull'omonima via sono disposte piccole residenze, sotto cui sono situati ambienti si servizio scavati nella roccia. L'uscita dal rione è segnata dalla medievale porta Rabatana. L'Arco di Re Ladislao risalente al XVI secolo, è costruito interamente in pietra e offre il passaggio alla parte più antica della cittadina e al rione Saracena. La struttura è decorata da putti, grifi, mostri alati e dalla trecentesca scultura della Madonna con Bambino.

Bosco Fonti ovvero un meraviglioso e profumatissimo bosco di querce, castagni e cerri, nelle vicinanze di Tricarico. Nel bosco è situato il santuario della Madonna di Fonti, meta ambita di numerosissimi pellegrini curiosi di partecipare alla festa sacra, che si tiene durante la prima settimana di maggio e nella quale si effettuano giri rituali intorno al luogo di culto.

DOVE MANGIARE

Il ristoro della Civita, in Contrada Tre Cancelli.

PERSONALITÀ LEGATE A TRICARICO

Rocco Scotellaro, uno dei maggiori poeti e intellettuali lucani impegnato nel vivo delle problematiche del secondo dopoguerra. Animato da una forte carica morale e ideale, profusa nella sua produzione letteraria e nell’impegno politico, ha assunto il valore emblematico delle lotte per il riscatto del popolo meridionale. Istituito dal Comune di Tricarico e dalla Regione Basilicata nel 2003 in occasione del Cinquantenario della morte di Rocco Scotellaro, è un centro di documentazione che raccoglie e custodice ogni forma di documentazione connessa a Rocco Scotellaro e al contesto storico locale. Al suo interno è presente una biblioteca specialistica con opere connesse allo scrittore e un'esposizione fotografica sulla vita e i paesaggi della Lucania.

COME ARRIVARE

Da Borgo San Gaetano prendere la strada statale 407 Basentana in direzione Potenza e proseguire per circa 55 km fino all’uscita Tricarico.

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Metaponto Mare

Metaponto, tra il mare cristallino
e lo splendore della Magna Grecia

SPIAGGE

La costa Jonica della Basilicata, lunga circa 35 chilometri, è senza dubbio famosa per le grandi spiagge di sabbia fine e dorata che si affacciano sul mare pulito di colore turchese. In particolare, la spiaggia di Metaponto, lambita dal mare cristallino e attrezzata con diversi stabilimenti balneari, presenta fondali bassi e dolcemente digradanti, caratteristiche che la rendono particolarmente adatta alle famiglie con bambini. A completare l'offerta balneare, il divertente Parco Acquatico per tutte le età.

Ancora oggi prospera qui il “Pancratium Maritimum” o “giglio della sabbia” che conferisce alla spiaggia un aspetto dolce e selvaggio allo stesso tempo, mentre poco lontano le pinete e l'eucalipto profumano l'aria fondendosi con l'odore del mare. Dopo una mattinata sulla soffice sabbia di Metaponto, la giornata si chiude nel migliore dei modi trascorrendo il pomeriggio nel Parco Archeologico per ammirare lo splendore della Magna Grecia.

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Riti e miti

Riti e miti

TRADIZIONI POPOLARI

Attraverso alcuni dei riti e miti più suggestivi della Basilicata, Borgo San Gaetano vi porta alla scoperta della vera anima lucana. Gli eventi si susseguono secondo le ritualità dettate dal calendario, rivelando aspetti e particolarità che solo in questa terra di incanti e memorie si possono trovare. Siete invitati ad essere protagonisti di celebrazioni e feste ancestrali, alla scoperta di storie tramandate di generazione in generazione.

La notte dei Cucibocca di Montescaglioso (5 gennaio)

I misteriosi protagonisti del rito circolano tra i vicoli del centro indossando un mantello scuro, un cappellaccio e una barba finta in canapa. In mano portano un grosso ago con cui minacciano di cucire la bocca ai bambini che si avvicinano incuriositi. Il misterioso rito si ripete ogni anno al termine delle festività natalizie ed è una sorta di iniziazione dei bambini a vincere la paura.

Il Maggio di Accettura (dal 23 aprile al 18 giugno)

Dopo una lunga preparazione, il cerro più alto, più grosso e dritto del bosco di Montepiano viene reciso. Passati 8 giorni, è pronto per iniziare il suo cammino verso il cuore di Accettura dove verrà innalzato e successivamente scalato ad opera dei “maggiaioli”, per poi essere abbattuto.

La parata dei Turchi a Potenza (29/30 maggio)

I figuranti del corteo storico, in costume d'epoca, riportano in vita da tempo immemore il leggendario evento risalente al 1111, quando un miracolo di San Gerardo permise ai potentini di respingere l'attacco dei Turchi.

La Festa della Madonna della Bruna a Matera (2 luglio)

La festa in onore della protettrice della città di Matera si svolge in maniera suggestiva: durante la processione, l'anima popolare si esalta in un tripudio di massa e il carro che accompagna la statua della Madonna, frutto del lavoro artigianale durato mesi, viene assaltato e distrutto.

“Sogno di una notte... A quel paese” - Colobraro (agosto)

Colobraro è chiamato, in modo scaramantico più che dispregiativo, "Quel paese". Ciò a causa della presunta innominabilità della parola "Colobraro" per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna. Sulla base di queste credenze è nato l'evento “Sogno di una notte... A quel paese”, un percorso teatralizzato tra le vie e le caratteristiche piazzette del centro che domina la valle del Sinni, in cui l’antropologia sposa il teatro, la magia e l’enogastronomia, legandosi alle suggestioni di un paesaggio unico.

Il Presepe vivente nei Sassi di Matera (tra Natale e l'Epifania)

Nello splendido scenario dei Sassi, il presepe vivente di Matera permette di diventare parte integrante del percoso. Ogni visitatore, infatti, ha la possibilità di divenire “visit-Attore” cioè di indossare i panni di un figurante.

La Festa patronale di San Bernardino (dal 7 al 27 agosto)

Una delle Feste più emozionanti della Basilicata è la festa patronale di Bernalda. Uniti dalla devozione per il Santo Patrono, i devoti danno inizio ai festeggiamenti, tra osservanza religiosa, rievocazione storica e spettacolo.
Per informazioni dettagliate sul programma: www.festadisanbernardino.it

Il mondo di Federico II a Lagopesole (tutto l'anno)

Il castello di Lagopesole, luogo federiciano per eccellenza, accoglie i visitatori per condurli nel mondo di Federico II, il museo narrante che, attraverso moderne tecnologie e linguaggi innovativi abbinati alla ricerca storica, vuole far rivivere il mito dello Stupor Mundi.

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Matera

Matera, la città dei sassi

LUOGHI DA NON PERDERE

Esiste un posto in cui è possibile passeggiare attraverso un complesso ed affascinante ecosistema urbano di case-grotta scavate nella pietra. La suggestiva Matera, meglio conosciuta come "Città dei Sassi" o "Città Sotterranea", è famosa in tutto il mondo per le strutture arcaiche che costituiscono uno dei nuclei abitativi più antichi esistenti, nonché il primo sito dell’Italia Meridionale ad essere inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Matera, però, è inserita nelle migliori guide internazionali anche come meta culturale, soprattutto dopo la grande pubblicità da attribuire ad alcune produzioni cinematografiche di successo. Numerosi eventi e mostre periodiche, oltre ai percorsi che rievocano la vita dell'epoca all'interno dei Sassi, rappresentano attrazioni costante in uno scenario suggestivo che ha conferito alla città capoluogo della Basilicata il titolo di Capitale Europea della Cultura 2019.

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