Luoghi da non perdere, Nei Dintorni

Le chiese rurali

Le chiese rurali,
patrimonio perso e ritrovato

PERCORSI A PIEDI E IN BICI

Un invito a scoprire un'altra Basilicata, oltre Matera ed altrettanto autentica. Una passeggiata da fare a piedi o in bicicletta.
I nostri ospiti potranno ripercorrere la storia della comunità attraverso prospettive inusuali e soprattutto chilometriche distese di verde o di terra riarsa dal sole, fra le colline e le campagne.
Il grande assente è l'uomo: la presenza umana, infatti, è evocata attraverso i segni che lascia nei luoghi: dalle geometrie imprevedibili dei solchi dell'aratro fino alle ben più impattanti chiese rurali.

Le chiese e le cappelle rurali rappresentano una importante testimonianza della profonda religiosità̀ e della devozione popolare contadina dei secoli passati. Questi piccoli e semplici edifici di culto, talvolta impreziositi da elementi decorativi architettonici, furono eretti prevalentemente per consentire la partecipazione al rito religioso ai braccianti agricoli e alle loro famiglie senza farli allontanare troppo dai luoghi di lavoro. Solitamente le chiesette rurali erano però discostate dai fabbricati principali, o comunque sui lati esterni, in maniera da evitare l’accesso nella corte poderale a chi non vi risiedeva.
Dai percorsi suggestivi nella natura incontaminata alla scoperta di piccoli tesori nascosti che raccontano la vita di un tempo.

COME ARRIVARE

Da Borgo San Gaetano imboccare Corso Umberto I in direzione strada provinciale Demanio Campagnolo. Dopo circa 6 km svoltare a destra e proseguire lungo tutto il tragitto che riporta prima a Bernalda Scalo e poi a Bernalda paese.

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Pomarico e Pisticci

Pomarico e Pisticci:
una passeggiata nell’entroterra Materano
alla scoperta della Magna Grecia nascosta

PERCORSI IN AUTO E MOTO

Partendo da Borgo San Gaetano, la prima tappa è Pomarico Vecchio dove sorge, su un pianoro a 415 metri sul livello del mare, un sito, di circa tre ettari, individuato come Pomarico Vecchio. Si tratta di un insediamento collocabile nel tempo a partire dal VI sec. A.C. e sino al III sec. A.C. Scavi archeologici ed indagini effettuate dal 1989 al 1996 hanno portato alla luce tracce di ampie costruzioni e molti reperti archeologici, quali anfore in ceramica arcaica, vasellame da mensa, da fuoco e da mescita, oltre che monili, monete e reperti metallici. Alcuni saggi di scavi hanno rilevato tre diversi strati di cenere, a diverse profondità, da cui si evince che Pomarico Vecchio fu arsa più volte. Da vedere i resti del castello, i seicenteschi Palazzo Donnaperna o Marchesale, e la chiesa madre di San Michele Arcangelo, con splendide tele coeve.

Da qui, poi, si procede - sempre per strade interne - alla volta di Pisticci: Il colore delle sue viuzze, bianco, e le tegole rossicce ricordano i piccoli borghi andalusi. La parte più alta e antica di Pisticci è il rione Terravecchia. Da vedere, il castello, la Chiesa Madre, la Chiesetta dell’Annunziata e l’antica porta del paese. Cuore del borgo è Piazza Umberto I. Alle porte del paese, il Castello di San Basilio, nata come masseria fortificata nel VII secolo d.C.

Con una bicicletta, questo percorso porterebbe via una mezza giornata - senza contare pause pranzo e fermate. Con una motocicletta, il percorso sarebbe ideale per una gita fuori porta all'insegna del buon cibo, dei paesaggi incontaminati senza allontanarsi troppo da Borgo.

COME ARRIVARE

Da Borgo San Gaetano seguire la strada provinciale 211 per circa 20 km fino a Pomarico Vecchio. Da qui, rimanendo sempre sulla strada provinciale 211, proseguire in direzione Pisticci Scalo per circa 7 km e poi seguire le indicazioni per Pisticci.

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Tricarico

Tricarico, il borgo di levante

PERCORSI IN AUTO E MOTO

A qualche chilometro dal nostro Borgo-Albergo è possibile immergersi in antichi sapori orientaleggianti, reminiscenze normanne e forme medievali che si intrecciano dando vita a Tricarico. Una comunità che può vantare luoghi di culto, palazzi signorili, archeologia: numerose testimoniante storico-artistiche che rendono Tricarico una meta da vivere senza fretta, assaporando ogni angolo e dettaglio. Paesaggi incontaminati da godersi in moto o in auto.

LA STORIA

La storia di Tricarico, profondamente segnata dalla dominazione araba, sembra avere inizio intorno all’849, anno in cui risale la prima testimonianza documentata sulla città.
Tra il IX e il X secolo gli arabi si insediano stabilmente nel territorio, imprimendo le loro tracce nel tessuto urbano, come si può notare visitando i rioni Ràbata e Saracena. Seguiranno i bizantini anch’essi molto influenti nella cultura e nelle tradizioni tricaricesi, al punto che le celebrazioni religiose si sono svolte secondo il rito greco fino alla prima metà del ‘200.
Nel 1048 è la volta dei normanni, mentre nel 1080 è Roberto il Guiscardo ad entrare in possesso del feudo. Tricarico apparterrà poi alla famiglia Sanseverino fino al 1605, per divenire, in seguito, feudo di Francesco Pignatelli, duca di Bisaccia e, successivamente, del genovese Alessandro Ferrero. La città apparterrà quindi alla famiglia Revertèra fino alla soppressione della feudalità.

COSA VEDERE

Notevole è la Torre Normanna che faceva parte di un complesso più grande che era il Castello, fino a quando non venne trasformato in convento. Datata IX-X secolo fu riedificata in epoca normanno-sveva. La Torre presenta una bellissima forma cilindrica, disposta su quattro piani e coronata da caditoie.

Il Palazzo Ducale il cui ingresso principale del palazzo è situato su corso Vittorio Veneto ed è facilmente riconoscibile dal doppio portale in pietra con raffigurati gli stemmi Revertera e Pignatelli.
Il palazzo è un ottimo esempio della tipologia delle residenze del centro urbano: conserva un impianto cinquecentesco e sale con soffitti lignei e dipinti del '700. Dall'atrio dell'edificio si può avere una panoramica e splendida vista su tutta la valle.

Il Convento di S. Chiara che sorse con la trasformazione del Castello, nel 1333, in luogo di clausura per fanciulle di alto lignaggio. Si entra all'interno della chiesa attraversando la cappella del Crocifisso, interamente affrescata da Pietro Antonio Ferro. La chiesa presenta un'unica grande aula, restaurata nel 1852: nel soffitto a cassettoni è incastonata una tela del XVI secolo raffigurante l'Assunta. Sugli altari trovano posto una tela con Porziuncola e una con l'Immacolata sempre del Ferro.

La bella Piazza Garibaldi costituisce il cuore della cittadina e si raggiunge percorrendo via Monte che scende fino alla piazza dal convento di S. Chiara. Sulla piazza si innalza il grandioso campanile a vela a due campane della chiesa di S. Francesco, di fondazione duecentesca e costituita da un' unica navata, rifinita da un portale ad arco ogivale in stile romanico pugliesi.

La Chiesa Madre, di impianto romanico, venne restaurata numerose volte sia in facciata sia nell'interno, dove troviamo una Deposizione di Pietro Antonio Ferro, un trittico dipinto su tavola della Madonna col Bambino tra i Ss. Francesco e Antonio, un Trasporto al Sepolcro sempre del Ferro, pannelli di polittico raffiguranti Ss. Francesco e Antonio e l'Annunciazione di Antonio Stabile, un dipinto murale di una Crocifissione e numerose tele attribuite al Ferro.

Il Convento di S. Maria del Carmine venne costruito nel 1605 all'esterno del centro storico. Il chiostro presente è reso suggestivo dai dipinti di Carlo e G.B. Ferro con scene bibliche, nelle lunette con storie dell'ordine carmelitano e nei tondi con i santi carmelitani. La chiesa è composta da un'unica navata e dipinta da Pietro Antonio Ferro con scene della vita della Madonna, scene dal Nuovo Testamento, scene della vita di Cristo, l'Eterno Padre, i Ss. Francesco d'Assisi e Francesco da Paola, i profeti Elia ed Eliseo, una Madonna Assunta, una Madonna del Carmine, posta sull'altare maggiore, e una Crocifissione e santi del 1616.

Da non perdere il Convento di S. Antonio di Padova che originariamente era un bellissimo convento costruito dai Sanseverino nel 1491.La chiesa è costituita da una pianta a due grandi navate dove troviamo dipinti murali raffiguranti una Madonna di Loreto, S. Rocco e S. Sebastiano. Anche il chiostro del convento ospita numerosi dipinti, di notevole bellezza, posti sulle pareti e sulle voltine, realizzati da Ilario da Montalbano e da Giuseppe Sciarra, raffiguranti episodi della vita di S. Antonio di Padova e le storie di S. Francesco e di santi francescani e scene bibliche.

I rioni Saracena e Rabatana: il primo rione digrada verso la sottostante valle sino alla torre Saracena; a sud-est si distende, invece, il secondo rione, il rione Rabatana. Sull'omonima via sono disposte piccole residenze, sotto cui sono situati ambienti si servizio scavati nella roccia. L'uscita dal rione è segnata dalla medievale porta Rabatana. L'Arco di Re Ladislao risalente al XVI secolo, è costruito interamente in pietra e offre il passaggio alla parte più antica della cittadina e al rione Saracena. La struttura è decorata da putti, grifi, mostri alati e dalla trecentesca scultura della Madonna con Bambino.

Bosco Fonti ovvero un meraviglioso e profumatissimo bosco di querce, castagni e cerri, nelle vicinanze di Tricarico. Nel bosco è situato il santuario della Madonna di Fonti, meta ambita di numerosissimi pellegrini curiosi di partecipare alla festa sacra, che si tiene durante la prima settimana di maggio e nella quale si effettuano giri rituali intorno al luogo di culto.

DOVE MANGIARE

Il ristoro della Civita, in Contrada Tre Cancelli.

PERSONALITÀ LEGATE A TRICARICO

Rocco Scotellaro, uno dei maggiori poeti e intellettuali lucani impegnato nel vivo delle problematiche del secondo dopoguerra. Animato da una forte carica morale e ideale, profusa nella sua produzione letteraria e nell’impegno politico, ha assunto il valore emblematico delle lotte per il riscatto del popolo meridionale. Istituito dal Comune di Tricarico e dalla Regione Basilicata nel 2003 in occasione del Cinquantenario della morte di Rocco Scotellaro, è un centro di documentazione che raccoglie e custodice ogni forma di documentazione connessa a Rocco Scotellaro e al contesto storico locale. Al suo interno è presente una biblioteca specialistica con opere connesse allo scrittore e un'esposizione fotografica sulla vita e i paesaggi della Lucania.

COME ARRIVARE

Da Borgo San Gaetano prendere la strada statale 407 Basentana in direzione Potenza e proseguire per circa 55 km fino all’uscita Tricarico.

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Metaponto

Metaponto, magnifica testimonianza
della Civiltà Magno-Greca

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L'area archeologica di Metaponto è un museo a cielo aperto imperdibile per tutti gli appassionati di storia ed archeologia perchè rappresenta il luogo migliore dove comprendere l’evoluzione storica dell’area dall’età del bronzo fino all’avvento dei romani.

Fondata nella metà del VII secolo a.C. da greci provenienti dall’Acaia, Metaponto divenne una delle più importanti colonie della Magna Grecia. Collocata “tra due fiumi” (il Bradano e il Basento), è una frazione del comune di Bernalda, in provincia di Matera. Nel Parco e nel Museo Archeologico di Metaponto sono impresse tracce di un glorioso passato fatto di eroi e divinità, guerrieri e filosofi, come il matematico Pitagora, che proprio a Metaponto fondò la sua scuola e morì.

Simbolo dell’antica città greca sono le imponenti Tavole Palatine, le dodici colonne in stile dorico, resti del Tempio di Hera. L’antiquarium, il teatro, il castro romano, l’agorà cittadina e la necropoli, insieme ai templi di Apollo Licio, Demetra e Afrodite, arricchiscono il percorso denso di fascino e storia.

Sulle orme di Pitagora

Le passeggiate nelle aree naturalistiche di Metaponto trasmettono conoscenze ed emozioni attraverso i racconti del filosofo Pitagora che amava insegnare ai suoi discepoli passeggiando tra i boschi di quell'area che è rimasta muta per secoli e che oggi ha tante storie da raccontare.

Metaponto si apre ai visitatori attraverso visite guidate sul tema per tutte le età, avvalendosi di guide turistiche professioniste ed anche di giovani volontari “Apprendisti Ciceroni” della sezione Turistica dell'IIS Bernalda.

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Craco

Craco, la città fantasma

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Negli anni Sessanta, il centro storico di Craco, in provincia di Matera, ha conosciuto una migrazione che lo ha reso una vera e propria città fantasma. Abbandonato dopo una frana disastrosa, seguita da altri smottamenti, Craco dà la stessa emozione che devono aver provato i registi che l'hanno scelta come set cinematografico.

Una meraviglia per migliaia di turisti che vi trovano un paese che non vuol morire, così come per i registi che l'hanno scelta come set. Francesco Rosi ha girato a Craco alcune scene del suo “Cristo si è fermato a Eboli”, ma il paese ha affascinato anche Mel Gibson, che l'ha scelto come location della scena finale di “The Passion”. E si può ritrovare Craco anche nel film “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo.

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Matera

Matera, la città dei sassi

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Esiste un posto in cui è possibile passeggiare attraverso un complesso ed affascinante ecosistema urbano di case-grotta scavate nella pietra. La suggestiva Matera, meglio conosciuta come "Città dei Sassi" o "Città Sotterranea", è famosa in tutto il mondo per le strutture arcaiche che costituiscono uno dei nuclei abitativi più antichi esistenti, nonché il primo sito dell’Italia Meridionale ad essere inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Matera, però, è inserita nelle migliori guide internazionali anche come meta culturale, soprattutto dopo la grande pubblicità da attribuire ad alcune produzioni cinematografiche di successo. Numerosi eventi e mostre periodiche, oltre ai percorsi che rievocano la vita dell'epoca all'interno dei Sassi, rappresentano attrazioni costante in uno scenario suggestivo che ha conferito alla città capoluogo della Basilicata il titolo di Capitale Europea della Cultura 2019.

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Laterza

Laterza, viaggio tra i sapori laertini

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Tra le gravine vicine al Golfo di Taranto, quella di Laterza è la più suggestiva. Il “canyon d'Europa” si estende per ben 12 km e in alcuni punti è largo anche 500 m. È qui che si svela l’origine antichissima della città con le sue chiese rupestri e le testimonianze lasciate dall’uomo fin dalla preistoria.


Dagli affreschi di matrice bizantina delle cripte a quelli cinquecenteschi della Chiesa Matrice, dal Palazzo Marchesale alle decorazioni e gli altorilievi della Cantina Spagnola, a Laterza la storia si è adagiata strato su strato, lasciandosi dietro preziosi racconti, tra cui quelli della tradizione gastronomica.

Passeggiando per il paese, sentirete l’odore del pane e della focaccia appena sfornati dai panificatori laertini secondo una ricetta molto antica; il pane tipico di Laterza è ottenuto dall'impiego di farina di semola di grano duro rimacinata, acqua, sale e lievito madre. Dopo la cottura in forni con cupole in materiale refrattario, a riscaldamento diretto, si ottiene un prodotto ineguagliabile, con una crosta spessa circa 3 mm di color marrone ed una mollica di colore bianco avorio. 


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Alberobello

Alberobello, la città dei Trulli

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Alberobello è una cittadina conosciuta in tutto il mondo per i trulli, tipiche costruzioni a forma di cono realizzate in pietra locale inserite nella lista del Patrimonio UNESCO dal 1996.

Percorrendo i vicoli della zona più antica del paese, il Rione Aia Piccola, è possibile scoprire un mondo d’altri tempi, dove la vita scorre ancora lenta all'interno dei trulli con un soppalco come camera da letto.

Il Rione Monti, invece, è il più grande agglomerato di abitazioni tipiche (se ne contano circa mille) da visitare, ricco di souvenirs e terrazze panoramiche. Più distante, ma comunque raggiungibile a piedi, è il maestoso Trullo Sovrano: si trova alle spalle della semi-basilica dei Santi Medici Cosma e Damiano e rappresenta il più avanzato e prestigioso esempio di trullo disposto su due piani.

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Altamura

Altamura,
custode di millenari tesori dell'Umanità

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La città custodisce un importante tesoro: lo scheletro dell'Uomo di Altamura ritrovato nel 1993 nella grotta di Lamalunga. Una scoperta che ha permesso una conoscenza più approfondita dei Neanderthal europei, fino ad allora piuttosto frammentaria.

La città di Altamura, però, offre anche attrazioni turistiche da non perdere, prima fra tutte la produzione del pane DOP, famoso per la sua forma “alta”.

Tra i monumenti da visitare, invece, troviamo la Cattedrale, l’edificio più importante, costruito per volere di Federico II di Svevia. Allontanandosi circa 6 chilometri dalla città, si può notare uno squarcio nell’orizzonte. È il celebre Pulo di Altamura, il fenomeno carsico più imponente dell’Alta Murgia che raggiunge i 92 metri di profondità. Solcato da due lame e da pareti verticali ricche di grotte abitate dall’uomo almeno da 5.000 anni, il Pulo si presenta come un anfiteatro naturale da guardare in silenzio.

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